Il Sun on Sunday ha venduto – dice un tweet di Murdoch – tre milioni di copieha fatto il pieno di pubblicità (e in realtà è nato per quello),  ma, diciamo, non è esattamente il tabloid cattivo e irriverente che qualcuno si aspettava. E’ più un settimanale femminile popolare (con le ragazze in topless, però, perché non si può dimenticare il resto della famiglia). E forse questo è  proprio quello che la News Corp. vuole.

Guardian, Financial Times

WikiLeaks oggi comincia la pubblicazione dei file – più di 5 milioni di email – “prelevati”, molto probabilmente da Anonymous, dai server della Statfor, una compagnia texana che si occupa di “global intelligence”. In Italia i file vengono pubblicati dal gruppo Espresso/Repubblica, ma quello che mi interessa notare – a prescindere dal contenuto delle rivelazioni – è il fatto che il sito di Assange ha ripreso l’attività, ma che questa volta i “partner” media – cioè le testate giornalistiche che hanno avuto accesso al materiale prima di tutti –  sono molto diversi: per dire, l’unico gruppo statunitense grosso è la catena di testate  locali McClatchyNew York Times e Guardian sono fuori. E infatti ilNYT, per dare la notizia, pubblica una AP. Un po’ come il Corriere che usava l’Ansa per dare le notizie sui rapporti tra P2 e giornalisti.

New York Times, l’Espresso, WikiLeaks

Ieri – come nota Piet Bakker – è uscito l’ultimo numero di City, il quotidiano gratuito di RCS. Con questa chiusura il mercato free in Italia diventa ancora più piccolo. E sempre più irrilevante. Tenuto conto delle aspettative che solo pochi anni fa si avevano nei confronti della free press  viene un po’ di melanconia.

Newpaper Innovation

psQui si scarica l’ultimo numero  di City con le copertine più significative della sua breve storia.

Oggi sul WSJ c’è un pezzo di Julia Angwin che descrive l’accordo di massima tra alcuni dei giganti di Internet – Google su tutti – per dare il via libera su tutti i browser  a un “do-no-track button”  che funzioni davvero. Il problema è che ci sono ancora troppe falle e la privacy rimane a rischio.

The new do-not-track button isn’t going to stop all Web tracking. The companies have agreed to stop using the data about people’s Web browsing habits to customize ads, and have agreed not to use the data for employment, credit, health-care or insurance purposes. But the data can still be used for some purposes such as “market research” and “product development” and can still be obtained by law enforcement officers. The do-not-track button also wouldn’t block companies such as Facebook Inc. from tracking their members through “Like” buttons and other functions.

Insomma è un po’ come l’autoriforma degli ordini. O la liberalizzazione delle licenze dei taxi. E quindi le perplessità non mancano. Anche alla Casa Bianca.

White House Deputy Chief Technology Officer Daniel Weitzner said the do-not-track option should clear up confusion among consumers who “think they are expressing a preference and it ends up, for a set of technical reasons, that they are not.” Some critics said the industry’s move could throw a wrench in a separate year-long effort by the World Wide Web consortium to set an international standard for do-not-track. But Mr. Ingis said he hopes the consortium could “build off of” the industry’s approach.

Wall Street Journal