Ci fu un dramma incredibile la volta in cui pubblicammo il disegno di un bue con indicate le varie parti da mangiare. [Giulia Maria Crespi] mi chiamò: “Ma sei impazzito? Un bue sulla prima pagina del Corriere?”.

Intervista di Silvia Truzzi a Piero Ottone in occasione dell’uscita di Novanta. (Quasi) un secolo per chiedersi chi siamo e dove andiamo noi italiani, il suo ultimo libro. Il povero bue  non era  fit to print per Giulia Maria.

il Fatto Quotidiano

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La copertina dell’ultimo  Rolling Stone (USA) con una foto di Dzhokhar Tsarnaev, il giovane coinvolto nell’attentato alla maratona di Boston, sta causando parecchie polemiche (“Bella stronzata”, la definisce Christian Rocca su Camillo). Le accuse sono quelle di rendere “glamour” un terrorista spietato. Peccato che, come nota Eric Wemple nel suo bel blog sul Washington Post, la stessa foto sia stata messa in prima pagina anche dal New York Times nei giorni successivi al massacro non suscitando uno iota dello sdegno che sta provocando ora. Sarà che le copertine non sono tutte uguali e che,  quando arrivi su quella di Rolling Stone, diventi per forza una rock star.

Rolling Stone, Camillo, New York Times, Erik Wemple

Alain Minc – il turbo intellettuale francese ex consigliere di Nicolas Sarkozy – è stato condannato dal tribunale di Parigi perché ha copiato (in almeno 47 passaggi) la biografia di René Bousquet  opera di Pascale Froment nel suo Homme aux deux visages (su René Bousquet e Jean Moulin). Non male – nota il Nouvel Obs - per un libriccino di 188 pagine.

Résultat: l’ancien conseiller de Nicolas Sarkozy a désormais dix jours pour insérer au début de son essai un encart résumant la décision de justice. Et il doit verser à Pascale Froment 5000 euros de dommages et intérêts, au titre du droit moral, auxquels s’ajoutent 6000 euros pour les frais.

Minc era già stato pizzicato a copiare nel suo libro su Spinoza.

Nouvel Obs

A Sean Parker, il fondatore di Napster,  non è piaciuto il trattamento a cui è stato sottoposto  dalla stampa on line  per il suo costosissimo matrimonio elfico in una iper protetta foresta di sequoie. E così ha deciso di scrivere un pezzo su TechCrunch  - lungo quanto costoso era il matrimonio - per lamentarsi del giornalismoon line.

Compared with journalists in the traditional media world, who he (cioè Parker, ndr) painted almost as paragons of balance in his online account, the former Facebook executive denounced the new online pack as “link-baiting jackals who believe that ‘truth’ is whatever drives clicks”. Mr Parker paid tribute to the way social networks had helped “foment revolutions, overturn governments and give otherwise invisible people a voice”. However, he added that they had also extended “the impact of real-world bullying from physical interactions into the online world”. He added: “I have also witnessed these mediums used to form massive digital lynch mobs . . . its present form, the social media may be doing more harm than good.” By undermining the economics of traditional journalism, the blogs and social media networks had left a world where the only way to make money was by repeating information picked up elsewhere without conducting any extra reporting, often adding a twist of heavy-handed commentary to attract attention, Mr Parker said. The result has been the “nearly automatic rehashing and regurgitating of nonsense news, contrived to tell whatever seems to be the most sensational story, and repeated endlessly within the ‘echo chamber’ of social media”.

Quello che ne ha ricavato si può leggere nei commenti di boingboing  (il più gentile è douche canoe, cioè douce bag in formato gigante, un po’ come il suo ego smisurato).

TechCrunch, boingboing, Financial Times

Il PEW ha aggiornato la stima – pesantissima – dell’anno scorso: per ogni dollaro in più guadagnato dalle testate giornalistiche sull’online ne vengono persi 16 sui giornali di carta. Basta questo solo dato per vedere che i paywall sono, dal punto di vista della tenuta dei conti, una via obbligata. Non so quanto risolutiva.

Here it is: In 2012, newspapers lost $16 in print ads for every $1 earned in digital ads. And it’s getting worse, according to a new report by Pew. In 2011, the ratio was just 10-to-1. The digital ad revolution, always “just around the corner”, remains tantalizingly out of reach for most newspapers, which explains why some stalwarts like the New York Times and Wall Street Journal have moved to subscription models for their websites to bolster digital ad growth. Just today, the Washington Post announced a paywall.

 

The Atlantic