Certo che a leggere il keynote speech di Chris Christie, il governatore repubblicano del New Jersey -imbevuto della retorica delle dure verità da dire al Paese, in pratica il discorso di un Monti USA sovrappeso – e a dare uno sguardo al fondo del Wall Street Journal di oggi – tutto centrato sull’auspico di un partito repubblicano che ridiventi il partito della crescita economica e sulla retorica del sole in tasca di reaganiana (e berlusconiana) memoria - viene il dubbio che ci sia qualche problema di comunicazione tra gli strateghi della campagna del Grand Old Party.

New York Times, Wall Street Journal

Uno si danna per dare l’immagine di un partito aperto alle minoranze, alle donne (soprattutto se madri di 5 figli con una passione per l’equitazione, ma con una malattia invalidante per non dare l’impressione del privilegio) e poi arriva un esagitato che rovina tutto lanciando noccioline contro una camerawoman nera della CNN gridando «This is how we feed animals!». A Tampa, come altrove, il diavolo è nel dettaglio.

Financial Times, New York Times, TPM

I fratelli Koch, miliardiari e arciconservatori, stanno scalando il Cato Institute – il think tank libertarian più prestigioso d’America – per “armonizzarlo” alle altre fondazioni che foraggiano e renderlo più attento alle esigenze ideologico-elettorali dell’ala conservatrice del Grand Old Party. La cosa però non piace affatto a chi nel Cato lavora. Come Julian Sanchez che ha già messo in rete una specie di lettera di pre-dimissioni.

New York Times, Julian Sanchez

Sabato scorso in South Carolina Newt Gingrich ha tirato due schiaffoni al povero (attenzione, ironia al lavoro) Mitt Romney che ora spera nei suoi soldi e nella meno conservatrice Florida per rimettersi in piedi. Il fatto è che Romney non piace affatto alla base repubblicana, ma è l’unico – ora che Jon Huntsman si è sfilato – del wild bunch dei candidati repubblicani alla nomination che potrebbe battere Barack Obama a novembre. E per questo – grazie ai suoi soldi e a quelli dei suoi amici – molto probilmente sarà il candidato dei repubblicani a novembre. Come spiega bene Edward Luce sulFinancial Times.

Mr Romney is still the most likely nominee. This has very little to do with his campaign, which has been consistently uninspiring and reactive. It has everything to do with the fact that any of the other three candidates, Newt Gingrich included, would be disastrous against President Barack Obama. And it is probably too late for someone else to enter the race.

Sempre, naturalmente, che i suoi soldi, la sua spocchia da King of Bain e il fatto di essere mormone non convincano gli attivisti repubblicani che – pur essendo eleggibile – per loro Romney è semplicemente invotabile.

Financial Times

Pare che ci siano 20 voti fantasma a suo favore. E visto che aveva vinto per otto su Santorum…  Non che cambi molto – il numero dei delegati dovrebbe rimanere lo stesso e lui è avanti in New Hampshire e ora anche  in South Carolina -, ma dà, per l’ennesima volta l’idea di un candidato subito dall’elettorato repubblicano e non scelto.

Des Moines Register, FiveThirtyEight