May 242012
 

La storia della sconfitta di Parma, a volerla raccontare tutta, comincia 15 anni fa quando a Mario Tommasini, amatissimo psichiatra basagliano, la dirigenza del partito preferì un candidato più ortodosso e affidabile, che perse.

Concita De Gregorio su Repubblica di oggi scrive un lungo articolo sulla crisi del Pd di fronte al nuovo e parla – non troppo diffusamente, per la verità – del “caso Parma”. Peccato che in poche righe dica una serie di imprecisioni notevoli anche per i rilassati standard del giornalismo italiano.

Per esempio “promuove” Mario (Tommasini a Parma per tutti, anche per quelli che lo odiavano, era Mario) a psichiatra, quando lui, ragazzo dei borghi in piena guerra e giovanissimo partigiano combattente, aveva fatto si e no l’avviamento.

Ma non basta: lo strappo tra Mario – che è stato un magnifico assessore ed è stato uno dei pochi a lasciare mano libera all’equipe di Franco Basaglia, quando c’erano ancora i manicomi – e il Pds avvenne nel ’90. Sull’onda di un numero altissimo  di preferenze Mario arrivo nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna, ma non riuscì a diventare assessore alla Sanità perché, allora sì, gli fu preferito un altro amministratore, meno “eretico” e più affidabile. E forse fu un bene, tenendo conto del livello della sanità pubblica nella mia regione e della personalità vulcanica di Mario, un uomo che si è sempre disinteressato di cose noiose come i vincoli di bilancio e che ha lasciato un’eredità discutibile in quanto a cose realizzate.

La campagna elettorale del ’98 - quella per il sindaco di Parma – invece fu diversa. La dirigenza del partito non preferì a Mario nessun “candidato più ortodosso e affidabile” perché il candidato c’era già ed era il sindaco uscente Stefano Lavagetto, peraltro né “ortodosso” (era uno dei notai più in vista della città e non penso fosse iscritto al partito), né “affidabile” (era decisamente abituato a pensare con la sua testa e era fisicamente molto fragile, visto che era in dialisi). Mario, che allora era già distante dal partito, partecipò alla gara con una sua lista e non voleva fare il sindaco, ma semplicemente far pesare i suoi voti (che erano tanti: raggiunse il 19%, come Pizzarotti al primo turno questa volta). Lavagetto e Mario non riuscirono a mettersi d’accordo per il ballottaggio e in questo pesarono anche le incomprensioni del passato. In questo modo il sindaco Lavagetto fu sconfitto da Elvio Ubaldi, cioè dal primo artefice della dissennata crescita edilizia che si è mangiata la città e il suo bilancio.

Insomma - come direbbe Pazzaglia - il livello dell’analisi è basso.

Repubblica, paferrobyday


May 222012
 

Alla fine, tutti questi calcoli sembrano dare ragione a chi sostiene che il successo del candidato del M5S sia dovuto in larga maggioranza al voto della componente di centrodestra, un elettorato deluso dai propri precedenti rappresentanti di governo locale, che non hanno voluto in questa occasione lasciare la città in mano ai propri antichi avversari di centrosinistra. E infatti la composizione odierna dell’elettorato del neo-sindaco risulta formata soltanto dal 35 per cento di “grillini”, mentre la sua componente maggioritaria (oltre il 50 per cento) è di estrazione centrista o di centrodestra.

Paolo Natale su Europa dà scientificità – con l’analisi dei flussi elettorali – al paradosso di Parma: la maggioranza dei voti del grillino Federico Pizzarotti sono venuti dagli elettori che al primo turno hanno scelto i candidati di centro e centrodestra. La cosa divertente è che in questo modo hanno eletto la giunta più a sinistra – o meglio  che si situa nella lunatic fringe della sinistra -  della storia di Parma.

May 222012
 

Comunque c’è qualcosa di psicologicamente curioso in una città  di meno di duecentomila abitanti che prima vuole la metropolitana, sogna uno sviluppo urbanistico da megalopoli, si esalta per un primo cittadino che va alle prima del Regio con Sara Tommasi e  poi si entusiasma per un sindaco che predica la “decrescita felice”,  propone come consulenti economisti che vorrebbero ritornare alla lira e non fa brindisi in pubblico per la vittoria. Purtroppo  non ci sono soluzioni farmacologiche. A parte quella di sciogliere sali di litio nell’acquedotto.

paferrobyday

May 212012
 

«Sono certa, da dirigente del PdL, che nessuno pensi, ora, solamente di formulare il folle pensiero di entrare in giunta con un sindaco del movimento a cinque stelle. Il PdL èimpegnato, sia a livello nazionale che a livello locale, a costruire la casa dei moderati e non la casa degli estremisti. I cittadini di Parma con il voto di protesta e con l’astensione, questo ci hanno chiesto, e non di perdere la dignità dopo avere perso le elezioni».

Dichiarazione odierna di Anna Maria Bernini,  portavoce nazionale vicario del Pdl. Qualcuno dovrebbe avvertirla che a Parma il Pdl, che ha preso meno del 5%, non avrà nessuno  in consiglio comunale, a parte il candidato sindaco,  e ex vicesindaco di Vignali, Paolo Buzzi che ha battuto sul filo di lana la “indignata” Roberta Roberti che aveva ottenuto più voti di lui come candidata, ma meno con la lista.

Ansa

May 162012
 

«A Budrio e Parma voterei, con cautela, il candidato grillino», dice Fabio Garagnani (parlamentare Pdl, ndr), che parla della «scelta più giusta» per «ribaltare certi schemi consociativi» e «interrompere decenni di governo della sinistra».

Ora, però, qualcuno deve avvertire i membri delle tre giunte parmigiane precendenti – tutte di centro-destra -  che erano di sinistra pur ignorandolo.

Ansa

Oct 012011
 

Oggi sul Corriere della Sera Paolo Nori riprende la sua polemica sul ponte De Gasperi di Parma, un enorme ponte alla Calatrava (ma più disegnato da un ingegnere con velleità artistiche) sul torrente Parma che, essendo un torrente, è spesso in secca.

A Parma raccontano che per l’inaugurazione di quel ponte, alla quale era stato invitato l’allora presidente della Agenzia per l’alimentazione, un belga, se non ricordo male, quando chiesero al presidente come gli sembrava il ponte, lui rispose: «Bellissimo ponte, peccato che non avete il fiume». La sproporzione tra le aspirazioni degli amministratori e le dimensioni e le necessità della città mi sembra fosse evidente fin da allora e questo modo di governare, questa mania di essere grandi, di essere i primi, di essere ricchi, oltre che comica, e pericolosa, non ha molto a che fare con Parma così come la capisco io.

Resta da dire che l’allora direttore  esecutivo dellEfsa (non presidente), Geoffrey Podger, era inglese. E che Nori non ha ancora visto il ponte a Nord  (sempre legato all’Authority) che vorrebbe essere una riedizione, in termini moderni, del ponte vecchio di Firenze e invece sembra uscito da un incubo di Jabba the Hut.

Paolo Nori

Jul 172011
 

Il giornale nel quale lavoro si schiera in modo netto contro il sindaco di Parma, Pietro Vignali con un duro editoriale del direttore, Giuliano Molossi.

Il problema non sono i debiti, sono i ladri. La stampa nazionale non si sarebbe mai interessata alle vicende del Comune di Parma se undici persone non fossero state arrestate con l’accusa infamante di aver rubato dei soldi ai cittadini. Il problema per Vignali è che fra quegli undici ci sono due suoi grandi amici e strettissimi collaboratori,il fidato comandante dei vigili e quelli che gli hanno finanziato e organizzato la campagna elettorale. E’ il suo entourage ad essere finito in galera, questo è il problema. Sono le decine e decine di segnalazioni di episodi di corruzione che vedrebbero come protagonisti funzionari e dirigenti comunali, il problema. Sono le ammissioni che avrebbero fatto due degli arrestati, il problema. Sono gli sviluppi che l’inchiesta prenderà, con un’altra retata annunciata, il problema. Vignali si deve preoccupare di questo, non dei debiti.

Su Europa, Giovanni Cocconi, scrive dello stretto rapporto tra la giunta di Parma (quella attuale e quella precedente) e il governo di centrodestra.

Gazzetta di Parma, Europa